Cari Amici,

 

Sabato avremmo dovuto fare il duecentesimo -e più- giro di Motoga ed invece abbiamo dovuto salutare Luca.

 

Scusate, sarò infantile, ma mi sembra impossibile, innaturale.

Non sarà più con noi “alle 9,00 da Taveggia, puntuali col pieno di benzina”.

Quella cosa che ho scritto infinite volte in tante circolari, ma che io per primo ho osservato raramente!

 

Era forse il più grande di noi, e allora?

Era anche uno dei più entusiasti ed assidui; fra tutti era uno dei più inossidabili eterni e sconsiderati adolescenti, perché per andare in moto, come facciamo noi da 23 anni, bisogna essere degli eterni ragazzini mai cresciuti.

 

E cosa c’è di male a giocare, a tenere vivo e pulsante il ragazzino, il bambino sognante che tutti siamo stati?

Siamo stati ragazzini, anagraficamente molto cresciuti, e talvolta (spesso) sconsiderati, quante volte?

Quante volte abbiamo esagerato (un po’!)?

Quante volte abbiamo rischiato ingarellandoci con qualche giapponese con le saponette?  

Quante volte mi sono ritrovato con Luca a disegnare percorsi impegnativi e faticosi, alla ricerca di stradine secondarie e tortuose, ben sapendo (e divertendoci per la “marachellata”) degli accidenti che ci saremmo presi dai soci lungo il percorso, ma per raccogliere sorrisi di soddisfazione, dopo, con le gambe sotto al tavolo.

Eterno e sorridente fanciullo, mai cresciuto, purché con un manubrio in mano, come tutti noi.

Non è bastato!

 

A dispetto di tutto, dell’evidenza, dello specchio, del mondo che ci, mi circonda, è evidente che ho pensato, mi sono illuso, che noi motogati potessimo avere una specie di intangibilità, di lascia passare, per il solo fatto di andare in moto, di divertirci, di giocare, di averla fatta franca.

 

Noi immortali, impavidi, sconsiderati eroi ragazzini pronti a prenderla in giro ad ogni curva come se fosse davvero solo una zucca di halloween.

 

Si è vendicata, maligna, lontano dalle strade, invidiosa per la spensieratezza che ci danno e ci daranno ancora, insieme a Luca, nonostante!